Definizione di costo variabile all’interno di un conto economico

Costo Variabile: cos’è un costo variabile all’interno del conto economico di un’azienda. Per costo variabile si intendono tutti quei costi che, nel loro ammontare complessivo, variano proporzionalmente al variare della quantità.
costo variabile

Per costo variabile si intendono tutti quei costi che, nel loro ammontare complessivo, variano proporzionalmente al variare della quantità. Il costo variabile varia così a seconda della quantità di beni prodotti da un’azienda e in parole povere se l’azienda produce zero i suoi costi variabili saranno zero. Al contrario più aumenta la produzione più, in modo proporzionale, aumentano i costi variabili.

Di conseguenza il costo variabile può essere visto come il costo necessario ad un’azienda di beni o servizi per produrre i suoi prodotti o per erogare i suoi servizi.

Costo variabile, un esempio

Un esempio semplice e concreto di costo variabile è rappresentato dalle materie prime necessarie per produrre un determinato bene, oppure il costo di un prodotto da acquistare al fine di venderlo o ancora il costo da sostenere per affidare all’esterno alcune fasi della produzione.

Nel breve periodo un’impresa può aumentare la quantità di produzione agendo esclusivamente sulla quantità di utilizzo dei fattori produttivi (costi variabili) mentre non può modificare in alcun modo la tecnologia e la capacità produttiva degli impianti che rappresentano al contrario i costi fissi.

Se un’azienda si trova a dover soddisfare un aumento repentino della domanda nel breve periodo può incrementare la produzione utilizzando gli impianti già esistenti e acquistando più materia prima in quanto non avrebbe il tempo sufficiente per modificare la capacità produttiva dell’impianto che rappresenta invece un costo fisso. L’incremento della produzione a parità di impianto implica un maggiore consumo di fattori produttivi, di materie prime, di lavoro e di energia ossia dei costi variabili.ù

Esistono poi i cosiddetti costi semi-variabili, che hanno una componente fissa e una componente variabile. Un esempio efficace è quello di un contratto telefonico che prevede il pagamento di 15€ fino a 500 minuti e 4 Giga di dati e una tariffa unitaria al superamento di queste soglie. Questo è quello che si definisce un costo semi variabile. Ma scendiamo nel dettaglio e vediamo insieme quali sono i costi variabili più comuni per chi si trova a gestire un’azienda o un’attività.

Il costo variabile per eccellenza è rappresentato da materie prime e merci

Lo abbiamo già citato, ma essendo il costo variabile per eccellenza è giusto sottolinearlo. Spesso gli imprenditori cadono nell’errore di acquistare merci o materie prime nonostante le scarse vendite. Questo è il primo errore da non fare se si vuole mantenere sana un’attività, il motivo è semplice: il costo variabile viene ammortizzato e coperto dai ricavi derivanti dalla vendita di un bene o un servizio, se questi non vengono venduti, più materie prime o merci da vendere si acquistano, più i conti dell’azienda andranno verso il segnale negativo.

Costo variabile o semi variabile, l’energia elettrica

L’illuminazione è considerata (giustamente) un costo fisso perché le luci in un’attività sono accese anche se questa non vende nulla. La forza motrice invece è un costo variabile perché i macchinari che utilizzano energia elettrica quando sono in funzione la consumano in proporzione diretta alle quantità prodotte.

Gas, costo variabile per alcune attività fisso per altre

In un ristorante, o in un forno pizzeria, il gas viene consumato per riscaldare l’acqua e per mantenere in funzione i forni in cui vengono cucinati gli alimenti. Per queste attività rappresenta quindi un costo variabile perché il suo consumo varia a seconda della quantità di alimenti cucinati. Al contrario, in un ufficio il consumo di gas è riservato al riscaldamento dell’acqua dei bagni e rappresenta così un costo fisso.

Carburante, il costo variabile per molte imprese

La benzina o il gasolio rappresentano il costo variabile principale per una ditta di autotrasporti, di consegne o anche per un tassista. Questo non perché il prezzo al litro del carburante varia praticamente ogni giorno o comunque ha fluttuazioni (seppur contenute) nel breve periodo, ma perché il suo consumo è direttamente proporzionale ai ritmi di lavoro. Se un tassista fa il pieno con 70 euro e non ha nessuna corsa, ci ha rimesso senza ricavare nessun guadagno.

Manutenzioni e riparazioni, il costo fisso che può trasformarsi in variabile

Per mantenere sana un’attività è necessario intervenire spesso per riparare o tagliandare i macchinari o rinnovare gli ambienti e i vari impianti necessari al suo funzionamento come quello elettrico o quello idrico. Questo fa sì che le imprese diano vita ciclicamente a degli interventi di manutenzione programmata che possono essere considerati dei costi fissi in quanto già pianificati.

Questi costi però possono trasformarsi in costi variabili se un’impresa si trova a dover fare della manutenzione straordinaria per supplire a un inconveniente come un guasto improvviso di un macchinario o in seguito a un evento particolare come può essere un allagamento o un incendio.

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